giovedì 13 marzo 2014

Quando i liberali creavano fermento

Tempo fa in terra italica c'era un'aria di patriottismo che tendeva ad unire le coscienze e ad unificare geograficamente la penisola  in un' unica nazione. Quella penisola è stata sempre oggetto  di desiderio di tanti popoli, vuoi per la sua posizione nel Mediterraneo, vuoi per il clima, vuoi per i paesaggi, ed è stata sempre abitata da genti simili ma diverse date le innumerevoli invasioni nel corso dei millenni. Genti che avevano sviluppato tradizioni diverse, lingue diverse, culture diverse. Il pensiero liberale si era affermato fino al punto tale che i popoli dei vari Ducati e Regno delle Due Sicilie hanno lasciato via libera  alla spedizione di Garibaldi, solo lo Stato della Chiesa ebbe molto da ridire. Il Regno delle Due Sicilie governato da Re Francesco II di Borbone da solo rappresentava un grande Stato antico e unito a fronte dei piccoli staterelli del  nord Italia, con una economia basata anche sul trasporto marittimo, con scambi commerciali persino con il Sud America. Tuttavia il Regno era in una fase di debolezza e decadenza, e faceva gola. Nel nord Italia la situazione era peggiore economicamente, alcune zone erano oppresse dal colera e il Regno più grande quello di Sardegna in mano ai Savoia, era indebitato fino al collo.  Nei dieci anni prima dell'unità d'Italia il debito pubblico era salito del 500% circa . Sfruttare la scia dei moti liberali per risanare situazioni economiche assai gravi da parte dei Piemontesi fu un'ottima occasione da non perdere. Loro volevano le terre, il patrimonio e i commerci dei Borbone, e non i suoi sudditi chiamati "Terroni". I moti liberali erano infuocati da menti colte dell'epoca, sia a nord che a sud, ma i veri artefici del processo di unificazione furono menti del nord, ma non per liberare il sud dai Borbone, lo era in apparenza. Il conte di Cavour forse il più grande statista dell'ottocento per le sue doti diplomatiche e non proprio basate su principi di giustizia, voltò le spalle a Garibaldi, dopo che fu proprio il Generale all'atto pratico a compiere la missione. Garibaldi fu il primo ad essere preso per i fondelli dal nuovo Regno d'Italia. Dopo di lui seguirono tutti i poveracci del sud e del resto della penisola. I moti liberali e Garibaldi promettevano libertà e con la libertà una vita migliore, per cui i militari Borbonici si allearno con egli tra le camicie rosse, ma non solo. I delinquenti, i diseredati, i pezzenti e i patrioti. L'Italia fu fatta così. Il sangue è sempre di chi non ha niente da perdere. L'esercito dei mille di Garibaldi, quando arrivò in Sicilia, in breve tempo diventò di cinquemila unità, destinate ad aumentare in ogni regione del sud. Le guerre costano e a pagare quando lo stato è indebitato è sempre il popolo. Le guerre portano distruzione, le economie si fermano, muoiono e stentano a ripartire, le guerre  generano carestie. Altro che vita migliore e oltretutto si era in mano a gente che disdegnava i popoli del sud che rappresentava la metà dell'attuale stato Italiano e che hanno dato il sangue. L'opera di rivisitazione della storia da parte del potere dominante ha fatto sì che la memoria venisse sepolta e che nelle persone si generassero complessi di inferiorità e superiorità. Napoli, capitale del Regno borbonico era una  città di cultura con i Borbone e da secoli,  invidiata in tutta Europa. Poi venne piano piano smantellata, come tutte le economie del Sud. Questa è stata la politica del Risorgimento secondo me e non solo.

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